“Si è sempre saputo, anche se pochi hanno avuto il coraggio di ammetterlo: la mafia è forte, ma gran parte della forza gliela danno gli altri, quelli che la sostengono da fuori, dall’esterno”.
Nicola Gratteri
“La mafia è forte, ma gran parte della forza gliela danno gli altri”. Leggo e rileggo queste parole del giudice Nicola Gratteri e una sorta di rabbia sorda mi pervade l’anima. È qualcosa che mi parte da dentro e che non riesco a controllare. Forse perché principi e concetti come onestà e rispetto verso il prossimo sono sempre stati i cardini dell’educazione impartitami o forse perché, semplicemente, faccio fatica ad ammettere che il mio “sentimento” antimafioso non è condiviso.
Non saprei…
So solo che la rabbia e la frustrazione è grande e vorrei riuscire a canalizzare le mie modeste risorse per scardinare un sistema che non può essere accettato passivamente da una società che si reputa civile.
Una civiltà che non abbiamo perché altrimenti cercheremo di trovare quegli strumenti capaci di contrastare il sistema e il pensiero mafioso. Un pensiero che, ammettiamolo, fa parte di noi, del nostro vivere quotidiano, e che accettiamo con consapevole rassegnazione semplicemente perché è più comodo non vedere, non sentire e non parlare piuttosto che far fronte comune e mettere in risalto il nostro dissenso. Un dissenso che ci costerebbe fatica, perché è fatica tutto ciò che comporta un lavorio con noi stessi e con la realtà che ci circonda. E allora meglio adattarsi, adagiarsi, lasciar correre fin quando non siamo costretti a scontrarci con la realtà. Una realtà che non abbiamo scelto, ma che evitiamo di “guardare negli occhi” sino a quando sono gli altri a farne le spese e non noi in prima persona.
Eppure le mafie colpiscono tutti nel momento in cui esse vanno a ledere il nostro tessuto sociale, la nostra economia, le nostre istituzioni.
Anche se ci crea dolore ammetterlo, le mafie, per sopravvivere, crescere e prosperare necessitano e devono poter contare su una fitta rete di relazioni con “individui in grado di facilitare il compito dei boss e dei loro affiliati” (cit. Nicola Gratteri). Sono professionisti, imprenditori, politici, uomini delle istituzioni, ossia uomini di potere che intessono rapporti malsani pur di perseguire i propri obiettivi e pur di mantenere i propri posti di comando. Un comando che mina le fondamenta della nostra società e che rende incerto il futuro delle generazioni che verranno…
Credits © Catena Cancilleri
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