Fa male il silenzio, come fa male quel senso di solitudine che attanaglia tutte le vittime di racket che, pur denunciando coraggiosamente i loro aguzzini, si ritrovano a dover affrontare le loro battaglie su due fronti: da un lato i loro estorsori e dall’altro l’indifferenza. Ed è proprio l’indifferenza, la mancanza di ascolto, l’assenza di slanci emotivi empatici che crea maggior dolore perché porta le vittime di estorsione a vivere una sorta di isolamento nell’isolamento.
Scrivo “isolamento nell’isolamento” perché isolati sono coloro che mettono a nudo un sistema e si scontrano con esso, come isolati sono coloro che per paura delle ripercussioni nel prendere una posizione netta contro quel sistema danno voce al silenzio. Un silenzio che moralmente e psicologicamente uccide perché non lede soltanto l’economia ma la società intera.
Ed è come morire due volte perché muore di lenta agonia l’attività che faticosamente si è portata avanti negli anni per crescere e fiorire e muore la società tutta perché non c’è competizione tra chi si guadagna da vivere onestamente e la criminalità organizzata. Una criminalità che, ora più che mai, sta approfittando di questa crisi mondiale per far leva sulle fasce socialmente più deboli e meno “attrezzate” economicamente per sopravvivere ai danni causati da questo nemico invisibile che ha stravolto le nostre esistenze e il nostro modo di gestire il lavoro e le risorse economiche che da esso derivano.
Può sembrare un paradosso eppure questo virus più che indebolire e logorare le mafie le sta rafforzando e rinvigorendo.
Dove non c’è l’aiuto dello Stato, c’è “l’aiuto” delle mafie. Ed è un aiuto subdolo, destabilizzante, perché in maniera lenta (ma non troppo!) e progressiva sta distruggendo e sostituendo l’economia legale con un’economia malsana e priva di scrupoli. È l’economia delle mafie dei colletti bianchi, ossia delle vecchie mafie che hanno messo da parte le armi per dare spazio ad una “politica” della sopraffazione più subdola, meno visibile, ma non per questo meno pericolosa, anzi.
Ed è a questa “nuova” mafia che dobbiamo volgere uno sguardo più lucido e attento se non vogliamo che essa prenda il sopravvento e ci rubi tutto, anche l’anima.
Credits © Catena Cancilleri
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