Negli ultimi anni si è parlato della mafia siciliana come di una “mafia invisibile” e questo ha portato a credere che essa sia divenuta una mafia inesistente o comunque meno pericolosa rispetto a prima. Ciò, però, non significa che essa non esista. In realtà, dopo le fasi particolarmente sanguinose degli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso e dopo gli attentati e le stragi del ’93, la mafia siciliana ha ricevuto dei colpi non indifferenti. Molti capiclan sono stati arrestati e condannati e questo ha portato i pochi boss rimasti a piede libero a rimodulare le loro strategie. Infatti si è passati dalla “strategia delle stragi” alla “strategia della sommersione” che ha portato ad un minor uso della violenza (soprattutto quella rivolta contro politici, magistrati e uomini delle istituzioni) e ad un lavorio continuo per riprendere e consolidare i rapporti con il contesto sociale e con alcuni settori delle istituzioni.
Questo non significa che la mafia ha radicalmente mutato la sua fisionomia, rinunciando totalmente alla violenza, ma significa che ha ripristinato una dimensione storica, quella della mediazione, rafforzando alcuni settori d’attività “classici”, come le estorsioni e gli appalti di opere pubbliche. Questo nuovo modo di agire le ha consentito di riavviare i rapporti col mondo politico.
Oggi ci troviamo di fronte ad una mafia che non uccide più poliziotti, politici, magistrati, che ha ridotto notevolmente la violenza interna e che è riuscita ad affievolire l’attenzione su di essa grazie al suo rendersi invisibile. Un’invisibilità che le ha consentito di acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici per accrescere il suo potere.
La mafia, come afferma il “Centro siciliano di Documentazione Giuseppe Impastato” è “un soggetto polimorfico, risultante dal convergere di vari aspetti: la violenza e l’illegalità, la sua funzionalizzazione all’accumulazione della ricchezza e dell’acquisizione di potere, un codice culturale, un certo consenso sociale. L’associazione e i suoi affiliati agiscono all’interno di un sistema di rapporti sociali senza di cui molte delle attività sarebbero impossibili”. Questi rapporti, come mette fortemente in rilievo il Centro di Documentazione Giuseppe Impastato. “attraversano il corpo sociale, dal basso verso l’alto, coinvolgendo professionisti, imprenditori, amministratori pubblici, soggetti che assieme ai capi della mafia formano la “borghesia mafiosa”.
Senza il contributo di questa borghesia, considerando che molti capiclan sono quasi analfabeti, sarebbe impensabile la crescita e l’affermazione della mafia in ambito economico-finanziario. Ed è proprio questo aspetto che ci deve far riflettere e far capire che la mafia, seppur “invisibile”, è tra noi e si nasconde dietro a professionisti dalla “faccia politica” che, di pulito, non hanno proprio nulla, nemmeno la propria coscienza.
Credits © Catena Cancilleri
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