Sono innumerevoli i fogli sparsi in cui raccolgo le mie riflessioni. Non sempre esse trovano luce perché non sempre esse sono nate per essere messe su carta. Sono riflessioni e come tali le accolgo e le rilego nel tempo per dare spazio a quella sorta di “memoria storica” che semplicemente accompagna i miei viaggi interiori. E sono viaggi bellissimi perché mi aiutano a rivedere frammenti di vita che, se non li avessi scritti nero su bianco, probabilmente finirebbero in quel pozzo senza fondo che è il dimenticatoio dei pensieri. In quel pozzo non finiscono soltanto alcuni eventi che tendo a rimuovere perché dolorosi o traumatici, ma anche emozioni o sentimenti che quotidianamente mi attraversano e che spesso vengono travolti o messi in un angolo dal caos quotidiano che mi circonda. Un caos che non ho scelto ma che inesorabilmente mi travolge perché frenetico è il mio/nostro esistere. Un esistere che spesso e volentieri non riusciamo nemmeno ad assorbire perché siamo troppo occupati a rincorrere una vita che sostanzialmente nemmeno ci appartiene
Una vita, per essere vissuta nella sua totalità, va vissuta con lentezza. Solo se ci soffermiamo sulle cose, sugli eventi, sulle persone, saremo in grado di coglierne l’essenza.
Una vita, per essere vissuta nella sua interezza, ha bisogno di soffermarsi sulle emozioni e sui sentimenti che quotidianamente ci attraversano.
Una vita, per essere vissuta nella sua integrità, ha bisogno di soffermarsi sulle infinite finestre sul mondo che ci aprono sconfinati spazi in cui l’Io e il Noi si incontrano per divenire quell’agognato Uno in cui la reciprocità fa da padrona.
Ed è il raggiungimento di quell’Uno che ci porta all’abbattimento di barriere, limiti e paletti che il nostro attuale mondo, seppure definito globale, ci impone.
Un Uno che dobbiamo sempre ricercare se vogliamo dare vero senso e vero significato al nostro esistere. Un senso e un significato che trovano concretezza nel rapporto e nell’incontro con l’Altro. Un Altro che ci completa, che ci arricchisce, che dà valore alle nostre giornate perché è risorsa tutto ciò che ci invita a rivedere noi stessi negli occhi di chi ci circonda e che ci rende partecipi del proprio esistere. Un esistere che attinge forza e linfa vitale dalla reciprocità degli sguardi e dalla condivisione di un cammino che l’uomo, per sua natura, proprio perché è un “animale sociale”, è destinato a percorrere assieme agli altri.
Un destino di cui, purtroppo, sovente ci dimentichiamo e che ci porta a vivere la nostra “unicità” come individualità. Una individualità che tende a renderci aridi e privi della sensibilità necessaria per guardare sempre con occhi vergini il mondo.
Credits © Catena Cancilleri
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