Sto scrivendo tantissimo in questo periodo e non nascondo la mia gioia nel mettere su carta le mie riflessioni. Riflessioni che non sono mai frutto della fantasia ma sono sempre fortemente radicate nel sociale. Un sociale che viene sempre vissuto con occhi lucidi e attenti perché solo la lucidità e l’attenzione ci consentono di guardare oltre la superficie di ciò che ci circonda e di addentrarci in quei meandri che spesso sono poco visibili ad occhio nudo e quindi passano inosservati ed è proprio questa forma di inosservanza che ha consentito alla mafia di crescere quasi indisturbata e di proliferare. I nostri occhi, aimè, sono abituati a vedere una mafia che ormai non esiste quasi più: la mafia che spara.
Quella mafia, la “vecchia mafia”, è stata quasi del tutto decapitata.
Prendiamo come esempio Cosa Nostra, la mafia siciliana, e diamo uno sguardo alle diverse aree del territorio isolano. Alla luce degli arresti degli ultimi anni possiamo notare che l’unico capo storico in libertà (è latitante!) è Matteo Messina Denaro. Eppure, malgrado sia debilitata, Cosa Nostra risulta tutt’ora fortemente radicata nel suo territorio d’origine. Ovunque vi sia la possibilità di ottenere ritorni economici, come ad esempio gioco e scommesse, turismo e energie alternative, essa è presente e dedica grande attenzione alla ricerca di contatti, diretti o indiretti, con interlocutori istituzionali al fine di poter accedere alle risorse degli appalti pubblici (attualmente il suo interesse è volto nel settore dell’accoglienza dei migranti!).
Aver spostato il fulcro dei propri interessi e affidarsi a professionisti e ad imprenditori non significa che la mafia stia lentamente scomparendo, ma significa che si sta adattando ed evolvendo per garantirsi la sopravvivenza. In Sicilia, “semplicemente”, Cosa Nostra, come ha messo in evidenza la Commissione Antimafia, continua a perseguire la “strategia della sommersione” preferendo agire sottotraccia, in modo quasi invisibile, per non suscitare allarme sociale e in maniera tale da sfuggire alla morsa delle investigazioni e, come in passato, ricercando una “tradizionale convivenza con lo Stato”. Ciò ci fa capire che ci troviamo di fronte a un’associazione diversa da quella del periodo stragista, ma sempre forte, radicata nel proprio territorio e quindi molto pericolosa.
Credits © Catena Cancilleri
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