Dove ci sono soldi c’è mafia!
Può sembrare una frase banale, quasi scontata, eppure tutto il mondo delle mafie ruota attorno a un’unica parola: soldi.
È il vil denaro il loro fulcro di interesse ed è sempre quel vil denaro che fa ruotare l’economia e le conseguenti alleanze che, diciamolo pure, non sempre si fondano su principi sani, anzi. La nostra storia recente, infatti, ci insegna che le mafie hanno letteralmente inabissato i principi cardini dell’economia: la competizione onesta e leale tra aziende. Non è un caso che dall’ultimo ventennio del secolo scorso le mafie abbiano trovato terreno fertile in tutte quelle regioni che sembravano indenni dal fenomeno e dal pensiero mafioso.
Un pensiero che, invece, in maniera subdola e silente si è insinuato anche nelle menti di quegli imprenditori che, in precedenza, hanno sempre lavorato rispettando le regole della concorrenza leale. Una concorrenza che, con il subentrare delle mafie e delle aziende ad esse vicine, non c’è. Infatti, se ripercorriamo alcuni eventi della storia del nostro Paese, ci rendiamo conto che il “sistema mafioso” si è affinato ed è divenuto un modus operandi anche al Nord, nell’Italia settentrionale, ossia in quei territori che sembravano immuni da certe dinamiche. Eppure le mafie sono approdate pure lì. L’operazione “Aemilia” ci insegna che ci aveva visto lungo il mio conterraneo Leonardo Sciascia quando affermava che “la linea della palma si sposta sempre più a nord”.
Ne sono un esempio i vari lavori di ricostruzione delle calamità naturali che hanno colpito il nostro Paese negli ultimi vent’anni. Basti pensare, giusto per non andare troppo indietro nel tempo, al terremoto dell’Aquila (in Abruzzo) del 2009, al sisma del 2012 in Emilia Romagna, al terremoto del 2016 nelle Marche, per comprendere come le mafie abbiano ottenuto appalti e subappalti senza averne i requisiti. In ciascuna di queste vicende le mafie sono sempre riuscite a prendere contatti, trattare e condurre affari con imprenditori locali che, come mettono in evidenza i giudici del processo “Aemilia” “tutt’altro che intimoriti e sopraffatti dal fenomeno mafioso, lo hanno sfruttato per il loro vantaggio, prestandosi, a loro volta, a fornire un’utilità strumentale al sodalizio criminale, in un’ottica di reciprocità”. Un’ottica di reciprocità che, ricordiamolo, non soltanto è diventata un’abitudine consolidata, ma non si è nemmeno preoccupata di lucrare sui dolori e sui bisogni della gente…
Credits © Catena Cancilleri
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